Piedi

 

Sul letto. Prima di dormire. All’improvviso.

“I miei piedi sono proprio maschi”

“mmhh, in che senso?”
“che sono maschi. E anche tutto il resto del corpo e’ maschio”
” beh, perché sei un maschietto. E come sarebbero i tuoi piedi se fossi nato femmina?”
“come i tuoi. E anche tutto il corpo. Avrei i capelli neri….”
“ma tu hai i capelli neri”
“si ma sarebbero come i tuoi, pettinati. Poi avrei gli occhiali”.
….

Sport da maschi

La verità e’ che a me del minibasket non e’mai importato nulla. Ma anche questo rientra nel gioco. Vorresti tanto avere dei figli maschi. Li hai. Quando hanno 1, 2 o 3 anni sono dei pupazzoli fantastici. Ti abbracciano e si fanno  coccolare. Poi, ad un certo punto, cambiano. I peluche diventano dinosauri (ma tu mamma lo sai che esistevano sia dinosauri carnivori che erbivori? Lo sai che alcuni erano piccoli come galline?). I dinosauri…anche loro non mi erano mai interessati molto….. Poi arriva la scelta dello sport. Per un po’ non potrà andare in piscina perché ha avuto delle brutte otiti. Quindi….va ad equitazione, ma non e’ proprio uno sport, e in questo periodo fa un po’ freddo. Calcio lo escludiamo. Non mi vorrei ritrovare un figlio che troppo precocemente mi chieda di andare allo stadio. Quindi optiamo per minibasket. E la verità e’ che io, in quei 90 minuti di attesa, senza neanche una sedia, con un libro in una mano ed il cellulare nell’altra, penso che proprio a me, nella mia vita pre-figli, del minibasket non e’ mai importato nulla. Non so neanche se ci sia una nazionale. Non conosco le regole. Ma Lui J., nella sua sociopatia, potrebbe trarne beneficio. Non c’è neanche un bar, nelle immediate vicinanze. E quindi eccomi qui. Ad un certo punto ci fanno entrare a vedere. E’ bassino rispetto al canestro. Si avvicina e prova. Penso che potrei trasformarmi in una tifosa. Una che va alle partite, e grida se il figlio fa canestro. La vita post-figli continua ad  illuminare orizzonti inediti.

La questione

La questione e’ la seguente: lui e’ il grande amore, quello che e’ capitato per caso, ha travolto, e ha lasciato solo detriti. Lui e’ quello che ho guardato per ore, ho respirato e adorato. Ora e’ diventato un po’ antipatico, ma come tutti i grandi amori sopravvive alle intemperie, vive di rendita. Mi fa preoccupare. E divertire. E per lui non conosco fatica, e non c’è nulla a cui non rinuncerei. 

Poi c’è quest’altro. Il contadino. Questo a cui sto facendo l’aerosol perché ha avuto la prima bronchite della sua vita. Questo, che un anno fa mi faceva piangere disperata perché aveva deciso che 20 settimane e 4 giorni erano sufficienti per nascere. Poi ne ha aspettate 33, di settimane, il minimo sindacale per stare decentemente. Lui sa che arriva dopo una grande passione. Quindi per non restare indietro, sorride e ama. Guarda e ama. E parla. Di quei suoni insensati, che sembra proprio che dica mamma. E ci  continuiamo ad amare di nascosto, come gli amanti.

I due tipi si adorano. Si cercano, si abbracciano. E al prossimo carnevale, saran
no Capitan Uncino e Spugna! 

Piccoli passi

Le prime vacanze di Natale con palletta si sono concluse e da domani torneremo nella confusionaria routine quotidiana. Lui J. al momento finge di accettare inerme l’inizio della scuola, ma io e Lui S. non cantiamo vittoria. Ignoriamo quali vicende ci attendano domani mattina. Il micro lui si e’ preso qualche virus del fratello e da tre giorni e’ immerso nel mocciolo. Questo gli impedisce di mangiare, ciucciare e, soprattutto, dormire in posizione orizzontale. Aspettiamo con ansia la comparsa di un pediatra dall’orizzonte innevato delle vacanze.

Io con palletta adagiato sulla mia spalla da 72 ore muoio di sonno e ho come secondo desiderio uno sfrenato shopping da saldi…

Il 2012 ha l’arduo compito di dimostrarsi subito anno di facili traguardi.

Propositi

Tornando a casa, dopo le due notti trascorse fuori Roma per Capodanno, il micro lui si e’ addormentato. Cogliendo l’attimo, rarissimo, di una sua assenza durante il giorno (tipicamente dorme tra i 5 e i 10 minuti massimo) abbiamo “giocato ai buoni propositi”.
Ciascuno di noi ha detto un buon proposito per il 2012. Lui J. si e’ appropriato anche del proposito di palletta che si impegnerà a “rompicchiare meno” – a detta del fratello. Rompicchiera’ meno anche Lui S. Lui J. non si arrabbierà mentre io sono formalmente impegnata a contare fino a 5 prima di dire cose sgradevoli ai membri della famiglia.

Poi c’è un quinto proposito, quello familiare. A lungo rimandato, caduto nell’oblio, ma sempre presente, la famiglia tutta si impegna, dentro le mura domestiche, a parlare in russo.

Vacanze

Vacanze. Una serie non precisata di persone è transitata per casa nostra, e verosimilmente continuerà a transitare fino al prossimo 8 gennaio (incluso). Abbiamo mangiato, pulito, giocato, pulito, sporcato, pulito.
Bambini con tosse hanno attaccato la tosse. Bambini ed adulti felici hanno scartato regali. Il micro L. gira in girello, in uno stato misto tra l’euforia e l’isterismo. E’ infinitamente attratto da colori, palle dell’albero, regali. E da me. Se mi vede urla. Se non mi vede, urla.
Lui J. ha scartato regali, giocato, fatto capricci. Abbiamo aspettato Babbo Natale.
“mamma, ora che abbiamo la casa nuova con il camino, è facilissimo vedere babbo natale. basta tenere sotto controllo il camino.
mamma, ti devo dire una cosa all’orecchio: dobbiamo spegnere il fuoco, altrimenti si brucia”.

Abbiamo salutato questo 2011 ricco di fatica, preoccupazioni, conquiste, gioie infinite, in una piccola cittadina di provincia.
Insieme ad amici cari, e persone sconosciute.

Ora siamo tornati.

Il desiderio per il 2012, quello più forte, è che arrivino nuove gioie…e che a volte, giungano all’improvviso, senza troppa fatica.

Regole infrante

Ci sono una serie infinite di regole che prima di diventare mamma sei stra certa che non potrai mai e poi mai infrangere. 
Le mie erano poche ma irremovibili, tra cui:
- non avrei mai alzato la voce
- non avrei mai sculacciato
- non avrei mai detto nulla di cui poi pentirmi.

Diventi mamma, un giorno ti guardi e pensi che stai infrangendo tutte le regole.
Perché quel ranocchio che ti ha rubato il cuore ora ha cinque anni e non ha nulla a che fare con il bambino dei sogni. Tu lo sai. E devi farci i conti. 
In linea di massima va bene: lo porti a scuola, fa i capricci, lo vai a prendere, e rischi di lasciarlo nel cortile, poi ti barcameni, conti fino a 20 prima di parlare, di urlare. Lui e’ antipatico, aggressivo, lunatico, scostante. Ma tu cerchi un canale di contatto. Ci sono le chiaccherate in macchina, la musica ascoltata insieme, le favole lette, il solletico, le torte cucinate.
Ma a volte va malissimo, come oggi pomeriggio, quando al cinquantaduesimo no hai urlato, minacciato, detto cose di cui non sei fiera… poi hai pensato che tutti i libri sull’educazione non violenta, tutti i manuali, gli articoli di giornale, non valgono nulla se in tre minuti ti trasformi in un mostro che non ti piace neanche un po’. 
Sarebbe stato più facile se fosse stato un ragazzino solare, allegro, aperto, ben disposto. 
Ma mi e’ capitato questo bellissimo arcigno piccolo uomo che non da’ soddisfazioni per il gusto di darle, che trova scuse, targiversa, ammutolisce, non saluta. Sarebbe stato più facile, ma non lo e’, ed in linea di massima me ne sono fatta una ragione. Poi ci sono le giornate no, che a volte, per fortuna, finiscono bene, in quattro a vedere Toys story 3, e a sorridere.

Cronaca notturna

Queste erano le mie riflessioni stanotte, intorno alle 23,00.

“Tre maschi che ronfano intorno a me. L’adulto dormirà circa un’ora, poi, intorno a mezzanotte, si sveglierà, deciderà che ha perso tempo prezioso, prenderà il suo portatile, e si darà a qualche attività ludica – disegnare, leggere libri rari non ancora stampati etc…, per poi tornare a letto verso le 2,30 e svegliarsi alle 7. Lui J. e’ momentaneamente nel mezzo del lettone. Ha un virus non identificato con una leggera febbre e mal di testa. Ha in mano un mostriciattolo colorato con un nascondiglio nella testa.

Il micro Lui ronfa enormemente. Ha il naso chiuso e non riesce a ciucciare.

In questo periodo di silenzio sono successi avvenimenti irrilevanti e altri di grande importanza.

Lui J. ha compiuto 5 anni. Abbiamo festeggiato per tre giorni, fatto foto, aperto regali. Il micro ha iniziato a mangiare due pappe al giorno, che sommate alla frutta dovrebbero portare ad una lenta emancipazione da me e dalla mia tetta. Il che mi fa pensare che la mia seconda esperienza di allattamento si sta per concludere e mi mancherà un pò, per sempre.”

 

Oggi la situazione non è di molto migliorata. Il non identificato virus non ha trovato nome. Continua il mal di testa. Se persisterà domani saremo in spedizione dal pediatra, con il rischio di entrare sani ed uscire con qualcosa di sicuramente più grave e molesto, che ci rovinerà il ponte dell’8.

Il micro ha mangiato pappa e frutta, ed è come sempre sveglio e presente.

Decidere di mettere al mondo una seconda meravigliosa creatura in qualche modo mi ha riportato al via, a cinque anni fa. Come quando tiri il dado e sulla tua casella c’è scritto: devi tornare al punto di partenza. Ho nuovamente bisogno di aiuto, di qualcuno a cui lasciare il micro figlio. Ho nuovamente la casa piena di nonne. Ho nuovamente il  bisogno impellente di conversare con adulti pensanti. Non ho ancora ripreso a lavorare a pieno ritmo e sicuramente questo è il nodo della questione. Mi mancano i libri letti, i film visti, i caffè al freddo.

Ma passerà.

 

 

20 giorni

Succede che negli ultimi 20 giorni Lui J. ha scritto la prima favola della sua vita. L’ha divisa in 4 scene, ha preso 4 fogli di carta, e in ogni foglio ha disegnato una scena e ha scritto quello che desiderava, aiutato dalla dettatura delle lettere. Poi ha incollato in verticale le 4 scene. Poiché si e’ fatto scandire le lettere delle parole che diceva una per una il lavoro e’ durato circa un’ora e mezza. 
Succede che palletta ha fatto il suo primo vaccino. E quando mangia la pappa a pranzo tiene la lingua in posizione impossibile per l’inserimento di un cucchiaino, di qualsiasi forma e dimensione.
Succede che vado a fare un controllo di routine ma parte una macchina infernale per cui mi ritrovo il 15 novembre, alle 14,00 del pomeriggio, a guardare i miei bambini e pensare solo “ti prego ti prego ti prego, fa che il risultato sia buono”. E in realtà non so bene neanche chi pregare. 
Succede che il risultato e’ buono, e mi sembra di aver vinto alla lotteria. E penso a tutte quelle giovani donne, alle giovani madri, che ogni giorno ricevono prognosi infauste, e combattono una guerra quotidiana che regali ai loro figli qualche mese in più. Io sono stata fortunata. 

La favola di Lui J. dice: ”C’era una volta un gatto, il gatto incontro’ un topo, trovarono una tigre, e vissero felici e contenti (vicino a un fiume)”.

Scadenze

- cos’è questa scritta rossa sopra le uova?
- indica la data in cui sono state deposte. Tu sai che le uova escono dal sederino delle galline, vero? Hanno questa scritta per evitare che vengano mangiate uova uscite da troppo tempo.

Non devo essere stata chiarissima.

- si’, ma escono dal sedere delle galline proprio con questa scritta?

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